Una bella gita a due passi da Finalborgo, uno dei borghi più affascinanti della Liguria (vedete http://borghipiubelliditalia.it/).

Cosa incontrerete? Due castelli molto diversi tra loro, chiesette antiche (una con ben 5 campanili!). E poi una valle silenziosa con un paesino color ocra.

Percorrendo un sentiero tra falesie, paradiso degli arrampicatori, raggiungerete un vero e proprio balcone affacciato su una grotta, dove un tempo regnava un’enorme pianta di edera.

Come si raggiunge

Porta Testa Finalborgo

Da Genova: uscite al casello autostradale di Finale Ligure dell’autostrada A10 Genova – Ventimiglia e raggiungete in pochi minuti Finalborgo.

Posteggiate nel parcheggio di “Piazza di Porta Testa”.

Da non perdere

Finalborgo merita una visita (meglio al ritorno per avere più calma)! E’ un piccolo e delizioso borgo antico ricco di monumenti e scorci interessanti risalente alla fine del XII secolo.

Nel weekend il paese dal fascino medioevale viene invaso da “climbers” e “bikers” di tutta Europa, inconfondibili per abbigliamento!

Se non avete avuto tempo di preparare il pranzo, non mancano le opportunità di fare provviste.

Il percorso

Salendo dalla Piazza del Tribunale

L’Autrice

Camilla Calcagno, genovese, è un’appassionata di alpinismo, natura, trekking ma, soprattutto, è una mamma. Appeso le scarpette da arrampicata al chiodo (da roccia, ovviamente), dopo anni di scalate, ha deciso di dedicarsi insieme al marito e alla figlia a “semplici” passeggiate, via via che la figlia Laura cresce, sempre un po’ più lunghe e talvolta con qualche tratto impegnativo (parlando sempre di gite #amisuradibambino).

Ha scritto un articolo su “La Casana“, il periodico della Banca CARIGE e ha scritto, per la “Rivista della Sezione Ligure del CAI“, un redazionale in occasione del 20ennale della scomparsa del padre.

Da dove nasce questa passione, è facile da immaginare: Camilla è infatti figlia del più grande alpinista (“dilettante”, come amava considerarsi lui, che avrebbe potuto farlo per vivere) ligure, il famoso Gianni Calcagno, che, tra una spedizione e l’altra, e nei ritagli di tempo che il lavoro e questa immensa passione gli lasciavano, ha trasmesso alla figlia l’amore per la montagna, per la vastità dei suoi spazi e la libertà che regala ma anche per la bellezza di girovagare immersi nella natura “dietro casa” dove si può trovare spesso qualcosa di inaspettato e di insolito.

Entrate da Porta Testa e percorrete qualche decina di metri di Via Nicotera.

Superato un negozio di articoli per la casa e “liste di nozze”, imboccate sulla sinistra Via del Municipio raggiungendo in breve Piazza del Tribunale.

Continuate salendo sulla mattonata oltre la piazza (Via Berretta). Le indicazioni sono Castel S. Giovanni Castel Govone Zona delle grotte (segnavia due pallini rossi pieni).

Il percorso diventa in selciato e in pochi minuti raggiungete Castel S. Giovanni.

Castel San Giovanni

E’ stato costruito dagli spagnoli intorno al 1640, sui ruderi dell’originale castello genovese nel 1365.

Appena terminata la parte lastricata, raggiunto il piano sulla sinistra, c’è un sentiero che in pochi minuti porta a Castel Govone, la cui struttura originaria risale alla fine del XII secolo.

Di particolare interesse è la Torre dei Diamanti costruita con pietre riquadrate e sfaccettate a punta di diamante. E’ una struttura insolita e vale la pena vederla da vicino.

L’associazione culturale Centro Storico del Finale organizza visite al castello da prenotare anticipatamente.

Potete trovare le informazioni necessarie sul sito http://www.centrostoricofinale.it/home/aperturaCastelGavone.htm.

Castel Govone con la Torre dei diamanti

Ritornati sul sentiero principale proseguite a sinistra.

Un bel panorama si apre sulla Valle dell’Aquila.

In pochi minuti raggiungerete l’abitato di Perti e la Chiesa di S. Eusebio (che dista una mezz’ora circa da Finalborgo, senza contare la digressione al castello).

Superata la chiesa imboccate su strada asfaltata piana la valle Utra con bella vista sulla Ns. Signora di Loreto.

Meglio conosciuta come Chiesa dei Cinque Campanili, è uno dei pochissimi esempi in Liguria di stile rinascimentale. E’ stata commissionata alla fine XV secolo dalla famiglia Del Carretto.

Se scendete a vedere la chiesa poi tornate sulla strada asfaltata.

Il bivio dalla Contrada Valle

Passata anche la chiesa sconsacrata di S. Benedetto arriverete in breve alla Contrada Valle, un piccolo paese dove le case sono ocra, arancio e rosa.

Il paese ocra

Entrati nel paese attraverso un piccolo ponte (cambio di segnavia: da ora tre pallini rossi pieni), si seguono le indicazioni per Sant’Antonino.

Superato il borgo, dopo un secondo ponticello, si comincia finalmente a salire nel bosco.

In alcuni tratti occorre un po’ di attenzione.  Il sentiero costeggia le falesie su larga cengia e il lato sinistro a tratti è esposto.

Seguendo sempre il sentiero con i tre pallini rossi pieni, dopo circa una ventina di minuti dalla Contrada Valle si raggiunge un primo bivio a sinistra.

Trascuratelo e pochi metri dopo, al secondo bivio, svoltate a sinistra, abbandonando il sentiero principale con i tre pallini rossi che continua invece a salire.

La grotta dell’Edera

Superata una piccola antica cava si raggiunge in breve una grande finestra affacciata sulla grotta dell’Edera (attenzione! siete su una cengia rocciosa esposta da entrambe i lati).

Ritornati al sentiero principale scendete qualche metro e imboccate il bivio precedentemente trascurato, questa volta alla vs. a destra (indicazioni “Perti sentiero delle chiese”). Sulla sinistra c’è un albero con due segni verdi.

 

Bivio per raggiungere l’ingresso inferiore della Grotta dell’Edera

 

Continuate sempre verso l’interno della valle.

Dopo essere passati tra due lastroni di rocce che creano un piccolo canyon (vedi foto), in breve raggiungerete l’ingresso inferiore della grotta dell’Edera di inconfondibile forma triangolare.

 

 

 

 

L’ingresso inferiore alla Grotta dell’Edera

La grotta dell’Edera dall’ingresso inferiore

A questo punto i bambini si fermeranno qui a meno che non abbiano un po’ di praticità con l’arrampicata.

Se gli adulti volessero continuare potranno entrare nella grotta e risalirla con l’aiuto di una corda fissa facendo qualche metro di facile arrampicata.

Attenzione… vi state muovendo sul verticale! Non dimenticate una torcia, la luce del cellulare o pila frontale.

Ricordate, prima di salire valutate bene il da farsi, da dove state per salire dovrete anche scendere.

Visto che come diceva mio padre “Non abbiamo gli occhi sui piedi ma sulla testa, salire è facile, scendere è più difficile!”.

Finita l’arrampicata, dopo pochi metri troverete uno stretto passaggio.

Sulle corde fisse della grotta

Con l’ausilio di un’altra corda fissa potrete facilmente sbucare nella parte alta della grotta, quella che avevate visto da sopra.

Non sono necessarie molte parole, il posto è semplicemente incantevole, alzate la testa e godetevi l’insolito panorama.

Tornate indietro da dove siete saliti.

A questo punto vi siete meritati una bella pausa e un panino!

Rifocillati, riprendete il cammino. Superata la Grotta dell’Edera (sempre segnavia Perti giro delle chiese), continuate tra saliscendi in un sentiero a tratti un po’ faticoso.

Costeggiate la Parete Dimenticata (c’è una targa con il nome) e altre pareti dove troverete quasi sicuramente degli arrampicatori.

Continuando fino in fondo alla vallata raggiungerete un ruscello (probabilmente secco).

Non imboccate il sentiero che sale davanti a voi, ma proseguite a sinistra in piano. Superate la chiesa di San Carlo e le case dell’omonima frazione.

Proseguendo sulla strada di cemento in pochi minuti sarete ad un’area parcheggio dove c’è anche una fontana.

Continuando sulla strada asfaltata arriverete alla Contrada Valle.

Per la via dell’andata tornerete a Perti e scendendo sulla sinistra dopo la chiesa di S. Eusebio, imboccherete nuovamente il sentiero dell’andata raggiungendo Finalborgo.

 

Nello zaino, non dimenticare

  • Scorta di acqua
  • Pila frontale o altra luce
  • Macchina fotografica
  • Scarpe da trekking

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