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C’è un’escursione che ha il sapore dell’avventura, ma senza bisogno di zaini da spedizione o scarponi da scalatore.

Una camminata adatta, ovviamente, alle famiglie e ai camminatori della domenica, che vi regala panorami da applauso e qualche sorpresa inaspettata.

Stiamo parlando del sentiero che dal Santuario di Monte Croce porta alla vetta del Monte Acuto: una salita gentile, ma generosa di emozioni.

Siamo sopra Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona. Per raggiungere il punto di partenza vi consiglio di prendervela comoda e godervi la strada, perché si attraversano due borghi che sembrano usciti da una cartolina d’epoca: Balestrino e Toirano. Si esce al casello di Borghetto Santo Spirito (SV)

Ma su questi due ci torniamo dopo. Prima: scarpe comode, borraccia piena, zaino leggero e… si parte!

Dal Santuario al sentiero (e già qui si respira bene)

L’imbocco del sentiero

Il Santuario di Monte Croce, a 756 metri d’altitudine, non è solo un punto di partenza: è già di per sé un piccolo luogo di pace. Il sentiero inizia alla destra della cancellata principale. I segnavia da seguire sono chiari: un quadrato rosso vuoto e un simbolo rosso-giallo del Sentiero delle Terre Alte.

Nessun GPS necessario, tranquilli.

I primi minuti sono una vera passeggiata.

Un sentierino in piano, ombreggiato, che si snoda lungo un bel bosco di roverelle. Sembra quasi di stare in un parco.

Ma appena inizi a sentirti troppo rilassato… il sentiero scende. Poco, ma abbastanza per farti capire che il trekking è cominciato davvero.

In breve si arriva ad una sella detta Sella del Monte Acuto (649 m), da dove si comincia ad assaporare il paesaggio. E che paesaggio!

ATTENZIONE: su questo percorso potreste incontrare mucche al pascolo. Le mucche sono animali pacifici e non pericolosi. Non hanno alcuna intenzione di aggredire l’uomo, ma potrebbero reagire male di fronte a qualche comportamento sconsiderato. Mantenere la distanza. Per evitare qualsiasi rischio è bene mantenere la distanza di almeno una ventina di metri tra noi e le mucche al pascolo.

Le torri calcaree e gli animali che non ti aspetti

Le torri calcaree

Qui il sentiero si fa più panoramico e inizia a salire dolcemente lungo una cresta che alterna tratti aperti a passaggi più protetti, sul versante orientale. In mezzo alla vegetazione iniziano a spuntare degli strani pinnacoli bianchi.

Non siete su Marte, tranquilli: sono le torri calcaree, spettacolari formazioni rocciose che sembrano messe lì da un artista un po’ stravagante.

Se siete fortunati e silenziosi, potreste intravedere caprioli o daini al pascolo nelle conche erbose. Sono belli, eleganti, veloci.

E timidi, come certe comparse che non amano le foto.

Guardateli da lontano, rispettando la loro tranquillità. È il loro regno, noi siamo solo di passaggio.

Gita indicata per le seguenti età o attitudini:

 

 

Per un’ottima riuscita della giornata, rispettate sempre queste nostre indicazioni, basandovi sull’età del più piccolo del gruppo.
Per “piccoli camminatori” intendiamo bambini che già hanno dato prova di effettuare senza problemi escursioni un pochino più lunghe di quelle per loro consigliate e che comunque dimostrano di gradire l’attività escursionistica e una predisposizione a muoversi in ambienti diversi dal consueto.

Ultima sella, vecchi rifugi e l’arrivo in vetta

Il sentiero prosegue tra pietraie e cespugli bassi, salendo di quota con gradualità. A un certo punto si apre davanti a voi una vasta sella erbosa: è l’ultima prima della salita finale. Fermatevi un momento, respirate. Se il meteo è buono e siete in primavera o autunno, questo è uno di quei posti in cui ci si stende per terra, si guarda il cielo e si pensa: “ma chi me lo fa fare di tornare giù?”.

La vetta del Monte Acuto

In quest’area si incontrano le caselle in pietra, antichi rifugi dei pastori. Poco più avanti, spunta un piccolo rifugio in pietra, forse un vecchio essiccatoio di castagne. Affascinante, anche se oggi la castagna più vicina è probabilmente nel vostro zaino.

L’ultimo tratto si arrampica dolcemente in un bosco rado, tra faggi e roverelle.

Poi, all’improvviso, la vetta: 748 metri di altitudine, una croce di pietra, e una vista che toglie il fiato. La Piana di Albenga sotto di voi, l’isola Gallinara che spunta dal mare, Loano e Borghetto che sembrano giocattoli, e se siete fortunati con il meteo, perfino l’isola Palmaria in lontananza.

Sì, qui vale la pena restare un po’. Anche solo per mangiare un panino con vista mare-monti (letteralmente).

ATTENZIONE: su questo percorso potreste incontrare mucche al pascolo. Le mucche sono animali pacifici e non pericolosi. Non hanno alcuna intenzione di aggredire l’uomo, ma potrebbero reagire male di fronte a qualche comportamento sconsiderato. Mantenere la distanza. Per evitare qualsiasi rischio è bene mantenere la distanza di almeno una ventina di metri tra noi e le mucche al pascolo.

Il sentiero per Poggio Ceresa

Extra consigliato: salire anche a Poggio Ceresa

Per chi ha ancora energia nelle gambe – o magari ha dei figli che sembrano caricati a pile infinite – c’è una seconda meta consigliata: Poggio Ceresa.

Tornate indietro, al Santuario.

Si trova sempre nei dintorni del Santuario ed è raggiungibile con un’altra bella camminata di 2,5 km (100 m di dislivello, circa 45 minuti).

Il sentiero è più dolce, il panorama più aperto.

In cima vi aspettano una cappelletta-riparo, una croce e… le mucche al pascolo. Sì, a volte sono lì, tranquille, a guardare l’orizzonte meglio di noi.

Anche con loro vale la regola d’oro: non disturbare chi è già in relax.

Il Santuario di Monte Croce: chiudere il cerchio

Ritornati al Santuario, prima di riprendere la strada del ritorno e visitare i bellissimi borghi di Balestrino e Toirano, fermatevi di nuovo un attimo al Santuario. Sedetevi su una panchina. Guardate il mare da lassù.

E pensate a quanto è bello, a volte, rallentare.

Cosa vedere nei dintorni: un mix di mistero, gelato e cultura

Balestrino: il borgo fantasma

Una volta tornati al Santuario, se vi avanza un po’ di tempo (e fiato), nel passare da Balestrino, sulla via del ritorno, potete fermarvi brevemente.
Il suo borgo vecchio è inaccessibile per motivi di sicurezza, ma la vista da fuori è quasi surreale: case diroccate, finestre vuote, silenzio.

L’ex castello domina il tutto, ma è una residenza privata e quindi non si può visitare, ma contribuisce al fascino un po’ gotico del posto.

Toirano: gelato, caruggi e un salto nel passato

Molto più interessante e meritevole di una sosta è Toirano, dove il centro storico è tutto da scoprire a piedi.

C’è un comodo parcheggio, il borgo è curato, e l’atmosfera è genuina. E poi, diciamolo: un gelato alla Grotta del Goloso è quasi obbligatorio.

Chi dice che un’escursione non può finire in dolcezza?

Il Museo Etnografico della Val Varatella

Proprio nel cuore del borgo si trova questo piccolo museo che vi racconta com’era la vita nelle valli liguri: oggetti della tradizione, attrezzi contadini, ambienti ricostruiti. Ideale per chi ama conoscere i luoghi non solo con gli occhi, ma anche con la memoria.

ATTENZIONE: la lettura di questo articolo e la conseguente effettuazione della gita non può dare in alcun modo luogo a nessuna richiesta di risarcimento e rimborso né a procedimento giudiziario/arbitrale per infortuni, danni a persone/cose anche di terzi, e qualsivoglia ragione nei confronti dell’autore dello stesso, e solleva da ogni responsabilità civile e penale, anche oggettiva, l’autore stesso, l’editore e il titolare dello spazio web.

Nello zaino, non dimenticare:

  • borraccia
  • macchina fotografica
  • telo da picnic
  • k-way
  • scarpe antiscivolo
  • Niente fonti d’acqua: portatevi almeno 1,5 L a testa
  • Tanta esposizione al sole: evitate le ore centrali d’estate
  • Età consigliata: dai 6 anni in su, perfetta per 11–14 anni e famiglie abituate a camminare
  • Stagioni top: primavera, fine primavera, autunno

Dati tecnici

  • Dislivello Monte Acuto: 190 metri

  • Lunghezza andata/ritorno: 3,3 km

  • Durata salita: circa 1h30 (ritorno 45’–1h)

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