Alla scoperta della rocce incise, nel Geoparco del Beigua. Questa che vi proponiamo è un’esperienza naturalistica, storiografica e scientifica al tempo stesso. Consente infatti di far toccare con mano, ai nostri bambini, alcune delle più vive testimonianze del passato, di un periodo (Età del Ferro) che probabilmente stanno studiando a scuola. Andiamo allora a scoprire dove si trova e perché è particolare.

Un po’ di…preistoria

Oltre ad essere ricco di biodiversità e geodiversità, il Parco del Beigua (o Beigua Geopark) evidenzia nel proprio territorio un importante patrimonio di incisioni rupestri che testimoniano l’antica presenza umana del comprensorio (4.700 a.C).

Tra le attività praticate dagli uomini in quel periodo c’era la produzione di asce, ricavate dalle rocce durissime di pietra verde, tipica dell’area del Beigua e molto rara in tutta l’Europa Occidentale. Le eclogiti, le giadeiti, le glaucofaniti del Beigua si trasformavano in armi ed asce preziose per il disboscamento. Con l’Età dei metalli tramontava la stagione della pietra lavorata e sui versanti continuò intensa l’attività di pascolo e di forestazione. Sulle sue pendici l’uomo incise sulle rocce segni che con tutta probabilità erano rivolti alle divinità delle cime montuose, delle acque e del tuono, entità benefiche o temibili che occorreva placare con gesti rituali.

Come si raggiunge

Il cartello che indica l'inizio del sentiero

Il cartello che indica l’inizio del sentiero

In auto: occorre uscire al casello di Varazze dell’Autostrada A10 Genova – Ventimiglia, dirigersi verso il centro del paese. Alla rotonda centrale, dirigersi verso mento e seguire le indicazioni per il Sassello. Dopo qualche chilometro, svoltare a destra seguendo le indicazioni per il Monte Beigua (Strada Provinciale 57).  La strada presenta numerose curve. Si prosegue poi oltre il rifugio, in direzione Piampaludo, fino a incrociare il punto in cui il sentiero attraversa la provinciale.
Chi proviene dal Piemonte, può raggiungere la località anche attraverso la provinciale Tiglieto – Vara – Piampaludo.

ROCCE_INCISE_MAPPA

Il percorso

Nei pressi della Torbiera del Laione, in Comune di Sassello, tra Piampaludo e Pratorotondo, è stato allestito un percorso tematico dedicato all’archeologia e più in particolare alle incisioni rupestri che sono presenti nel comprensorio del Beigua.

Il sentiero si sviluppa ad anello per circa 3 km e si percorre in circa 2 ore, superando un dislivello di 80 m.
Lungo il tracciato sono stati collocati cinque calchi che riproducono alcune delle rocce incise più tipiche tra quelle riconosciute e catalogate dagli archeologi all’interno del geoparco. Il sentiero può essere percorso in entrambe le direzioni o se ne può seguire una sola parte fino a raggiungere il tratto in cui sono posizionati i calchi delle incisioni rupestri.

Giochiamo agli archeologi!

L’attrezzatura per l’archeologo che affronta i segni incisi è abbastanza semplice, poiché non richiede interventi sulla roccia stessa. Prima di partire, controlliamo di avere tutto l’occorrente:
  • matita
  • righello
  • guanti
  • matite colorate o pennarelli
  • lente d’ingrandimento
  • quaderno per appunti
  • pennello da polvere
  • macchina fotografica

Con questa attrezzatura potremo, ad esempio, portarci a casa i  segni incisi sulle rocce, con due diversi metodi, spiegati nel Taccuino dell’Archeologo.

Per approfondire, scarica gratuitamente

 

Nello zaino, non dimenticare

  • Scorta di acqua
  • K-way
  • Abbigliamento da trekking

ATTENZIONE: le informazioni presenti in questo articolo possono non essere aggiornate, per cambiamenti dovuti a clima, manutenzione del territorio, eventi naturali, danni causati dall’uomo. Se volete segnalarci difformità con quanto scritto, vi invitiamo a farlo scrivendo a info@101giteinliguria.it – Contribuirete così ad un sito sempre più aggiornato ed attendibile. Grazie!

IL CULTO DELLA ROCCIA INCISA

Riteniamo che le motivazioni che portarono l’uomo ad erigere monumenti di pietra e ad incidere la roccia si ispirassero ad una religiosità che trovava origine in una visione che attribuiva alla roccia particolari poteri positivi; le credenze sul potere taumaturgico della roccia sopravvissero sino a tempi recenti, testimoniate dagli scivoli della fertilità, su cui le donne si lasciavano scivolare sperando così di aumentare la fertilità, oppure come accade in alcuni eremi della Maiella, dove i malati si adagiano sui luoghi ove si ritiene avessero posato il corpo i Santi eremiti, nella convinzione che questo gesto possa risanarli.

Spesso al potere della roccia era associato quello dell’acqua; il potere fecondante dell’acqua, che scaturiva dalla madre terra, era ben noto all’uomo preistorico.

Vi erano poi le piante ritenute sacre: la quercia, il faggio ed il frassino, che furono oggetto di venerazione come dimore di divinità.

Questa pluralità di culti appartenuti alla preistoria sopravvisse durante l’età romana, (con un forte ritorno nelle successive età barbariche) il cui ricordo si tramandò attraverso tutto il medioevo per giungere sino ad età storiche moderne.

Se le più chiare tracce di culti connessi alle rocce incise sono localizzate sulle pendici e sulle ventose cime del Monte Bego e nella val Camonica, oggi sappiamo che – accanto a questi due immensi “santuari” dell’arte rupestre – sono presenti centinaia di siti minori, sparsi nelle valli appenniniche o alpine, dove l’uomo venerò con quei gesti le divinità che riteneva vi dimorassero.

NORME DI COMPORTAMENTO

Nonostante la roccia possa apparire come un supporto solidissimo, i segni che vi sono incisi sono fragili e danneggiabili; quindi occorre utilizzare – nel toccarli – alcune precauzioni, ricordando che ogni loro danneggiamento è irreversibile.

Quindi non camminare mai sulle rocce incise, né usare oggetti metallici per ripulirle; qualora occorresse rimuovere il terriccio che le ricopre utilizzare un pennello o una spazzolina morbidi.

Si esclude categoricamente l’uso deleterio di aggiungere le proprie tracce (firme, date, ecc.), che testimonierebbero solo il basso grado di civiltà dell’autore.

L’ambiente naturale che circonda la roccia ne è parte integrante, per cui, volendo fotografare i segni incisi, evitare sempre di danneggiare la vegetazione circostante.

È consigliabile, fotografando rocce incise, fotografare anche l’ambiente naturale che le circonda (di cui fecero parte integrante) ricostruendo così gli elementi che portarono alla scelta di incidere quella roccia. (È utile, inoltre, posizionare il righello centimetrato accanto al segno da fotografare, in modo che la foto restituisca le proporzioni della figura incisa).

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Un giorno da archeologo nel Beigua Geopark

Localita\\\\\\\\\\\\\\\' Stanga, 10, 17046 Piampaludo SV, Italy

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